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Rassegna Stampa Mondiale 23-06-2006

 
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Rassegna Stampa Mondiale 23-06-2006
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19Lupobiancoverde86
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zio val
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fonte: www.corriere.it

Lo scatto d’orgoglio nello stadio dei fischi
Italia irresistibile

DORTMUND—Grosso. Di sinistro, a effetto. Grosso che qualche anno fa valeva 40 milioni (di lire). Del Piero. Di destro, nell’angolo alto. Del Piero, l’eterno incompiuto che tra qualche mese rischia di giocare in C.

La nuova Italia-Germania è un sottosopra all’altezza dell’Azteca e del Bernabeu, con metà nazionale con un piede nelle serie minori e un altro nella finale dei Mondiali. E tutto accade nei supplementari fatali, come prevede il rito: palo di Gilardino, che l’anno prossimo potrebbe segnare all’Albinoleffe; traversa di Zambrotta, che rischia di andare in trasferta a Pizzighettone; e poi clamoroso gol di Fabio Grosso, una vita fra Angolanese, Chieti, Teramo, Perugia, con il Palermo come massimo traguardo (ma domani c’è l’Inter); infine Alessandro «Achille» Del Piero, il Godot finalmente arrivato. Nadir e zenit, abisso ed empireo, minimo e massimo.

La Germania è in lutto, a Berlino vanno i loro camerieri e i loro gelatai, gli italiani. Ed è come se lo scandalo del calcio funzionasse davvero da sprone, come ha scritto lo Spiegel, e come ha riconosciuto Toni, pseudo-Paolo Rossi. Il Mondiale degli azzurri ha marciato al tempo del processo: i deferimenti nel giorno della partita decisiva con i cechi, le richieste del procuratore Palazzi alla vigilia di Italia-Germania, la sentenza attesa fra sabato e domenica, in contemporanea con la finale all’Olympiastadion. E magari fosse come ieri, con gli azzurri a giocare alla tedesca, impeto e assalto, Totti e Del Piero in campo dietro a due punte, e i tedeschi all’italiana, catenaccio e contropiede.

Bisognava vederlo, Cannavaro, recuperare in scivolata sui giganti biondi, Buffon ancora imbattuto dagli avversari (ma non da Zaccardo) vigilare sul capocannoniere dei Mondiali, l’ossigenato Klose, e salvare dopo 111 minuti su Podolski, Del Piero entrare pieno di voglia, Camoranesi agitare il codone da tanguero sulla fascia destra, al fianco di Zambrotta che non strizza più l’occhio alla fidanzata durante l’inno, canta Mameli fischiato dai tifosi tedeschi. I loro calciatori sono apparsi annichiliti (soprattutto all’inizio e nei supplementari) dagli azzurri scatenati come mai finora: tutti in pressing.

Gattuso «brutto come i debiti» (autodefinizione) morde le caviglie del bel Ballack e manda a quel paese Pirlo al minimo errore; Lippi, che ha smesso la maglietta viola, incita fino all’ultimo a tentare di vincere, a non rischiare i rigori. Sarà accontentato. Tunnel di Grosso nel primo tempo. Ai supplementari tacco di Materazzi.

Totti si muove a ritmo doppio rispetto a quello da fisioterapia visto sinora, anche se talora tira indietro il piede di fronte al mulinare dei tacchetti tedeschi che lascia l’arbitro messicano Archundia del tutto indifferente. I padroni di casa non sono esattamente amichevoli con gli ospiti, relegati in uno spicchio laterale da 250 euro a posto, insultati in italiano, provocati (invano) da gruppetti accesi dalla birra oltre che da un patriottismo che forse ingiustamente risveglia antichi istinti di diffidenza e di paura. «Sieg!» urlano le curve. Due popoli che da sempre si attraggono, pur senza fidarsi reciprocamente, ieri sera sono cozzati l’uno nell’altro. Forse per la prima volta nel Mondiale il tifo italiano si è fatto sentire, eccome. I camerieri italiani di Dortmund, ieri tutti in maglietta azzurra, parlano bene dei tedeschi (in particolare delle loro donne), ma dicono che questa partita è più importante della finale. Anche loro saranno accontentati. Prodi, uomo fortunato, in tribuna conversa con la Merkel accanto al parruccone Beckenbauer, nella macchia scura delle giacche blu in un oceano di magliette bianche.

Incede Becker nell’indifferenza generale. Il Papa tedesco da Roma ha fatto opportunamente sapere che, come diceva già il suo predecessore a Boniek, il calcio con Dio non c’entra molto. Più influente, semmai, appare il tronfio Blatter, che per la Germania, come si disse di Artemio Franchi in Messico per gli azzurri, ha reso più di un centravanti. Stasera è impotente. Per la terza volta in tre Mondiali l’Italia incontrava i padroni di casa. In Francia non fu vista una gomitata omicida di Guivarc’h a Cannavaro. In Corea fu allestito un trappolone in cui gli azzurri caddero miseramente, con tanto di striscioni in italiano a ricordare la sconfitta del ’66 e il famigerato arbitro Moreno, che la settimana scorsa ha raccontato al País: «L’Italia è davvero uno strano Paese; prima mi odiavano, ora continuano a invitarmi. Tengo conferenze, scrivo sui giornali». Stavolta toccava a un altro latinoamericano, il temuto Benito Archundia, che aveva preso 4 dalla Gazzetta dello Sport nella funesta finale olimpica di Atene 2004, Argentina-Italia 3 a 0 («Inadeguato e spietato», aveva scritto la Rosea). Prima della semifinale aveva pure esternato: «Spero di divertirmi».

Un po’ ci ha provato, a favorire gli organizzatori. Molto attivo il guardalinee Ramirez, bandierina alzata a segnalare il fuorigioco pressoché su ogni lancio. Troppo poco per accontentare i tedeschi. Quando il pubblico esigentissimo lo becca, l’arbitro si fa perdonare con due punizioni fantasiose fischiate a Cannavaro e Zambrotta. Si accendono mischie furibonde, l’oriundo Camoranesi pensa alla C e tira il fiato, Gattuso fa per sbranare Ballack, poi si ferma, lo abbraccia. Non sono soltanto gli juventini ad aver ricevuto cattive notizie dall’Italia, i milanisti sono particolarmente arrabbiati; nelle interviste di questi giorni avevano tenuto a presentarsi come vittime del sistema Moggi, proprio Gattuso aveva detto: «Anche se vinciamo il Mondiale, nessuna amnistia».

Intanto Ringhio scherza Ballack, Pirlo gioca uno splendido supplementare, Gigi Riva, qui non dimenticato, alla fine abbraccia i suoi ragazzi uno per uno, la Melandri e Prodi festeggiano sotto lo spicchio azzurro. Grosso, che ha passato metà carriera fra i dilettanti e stanotte comincia la sua seconda vita, manda un bacio in tribuna alla moglie incinta di sette mesi, e si va a Berlino. I tedeschi danno fuori di matto dalla rabbia, il parruccone Beckenbauer pare Federico Guglielmo dopo l’ingresso di Napoleone nella sua capitale. Buffon, in piena euforia agonistica: «In Italia pensiamo sempre ai processi e non ci godiamo mai i bei momenti». Il sistema Moggi era una vergogna, però il Mondiale è un’altra cosa; e al Mondiale, contro l’Italia, sono 36 anni che la Germania non tocca palla.

Aldo Cazzullo

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La mia ALFA 147? 160.000 Km!
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Mer 05 Lug 2006, 11:48 Profilo Invia messaggio privato Invia e-mail HomePage MSN
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